LA SEZIONE AEREA VENEZIA: flessibilità gestionale per un’ampia gamma di profili di missione.
La laguna veneta, un ecosistema fragile e delicato che conta 57 isole e che al suo interno accoglie e custodisce una perla di rara bellezza unica al mondo, la città di Venezia, ed altri centri famosi quali Burano, Murano, Torcello, Chioggia.
Un ambiente urbano e naturale in sofferenza, vuoi per il cambiamento climatico, vuoi per le attività umane non sempre rispettose di tanta bellezza e fragilità; un patrimonio che necessita di attenzione e tutela, tanto che qui la Guardia di Finanza dispone di uno dei suoi quindici Reparti Operativi Aeronavali – ROAN – con sede sull’isola della Giudecca, di fronte a Piazza San Marco, ed avente alle sue dipendenze presso la stessa sede la Stazione Navale, dalla quale a sua volta dipendono altre tre Sezioni Operative Navali a Chioggia – Porto Levante – Caorle; l’altro braccio operativo del ROAN è la Sezione Aerea basata sull’aeroporto internazionale di Venezia “Marco Polo”.



Al centro lo stemma del R.O.A.N. Venezia, con ai lati gli stemmi della Sezione Aerea e della Stazione Navale
Il ROAN, al comando del Tenente Colonnello Pilota Nicolino Vardaro, dipende a sua volta dal Comando Regionale ed impiega i mezzi aerei e navali del suo dispositivo per il controllo del territorio della Regione Veneto, nonché delle acque interne, della laguna, della porzione di mare Adriatico fino al limitare delle acque territoriali dei Paesi prospicienti Slovenia e Croazia; da notare che la Sezione Aerea ha competenza anche sulla regione Friuli Venezia Giulia, non avendo il ROAN di Trieste una sua componente aerea.

Uno scorcio della Sezione Aerea Venezia con Volpe 510 in atterraggio.
LA SEZIONE AEREA VENEZIA.
Un ambiente operativo vasto e variegato sul quale la Sezione Aerea Venezia della Guardia di Finanza opera da 70 anni, una ricorrenza ancora più significativa alla luce dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, per un assetto ormai consolidato, ed alle rimanenti migliorie in fase di realizzazione.
Da quel primo Agusta-Bell AB47G introdotto in servizio nell’anno 1956, e passando attraverso il continuo rinnovamento della flotta che ha visto succedersi in sequenza gli AB-47J NH-500M NH-500MD A-109A MCH-109A Nexus, si è giunti all’inserimento in servizio nel 2023 dei primi due Leonardo MH169A, rispettivamente Volpe 510 e Volpe 513, dove “Volpe” è l’appellativo radio per gli elicotteri della GdF, seguito dal codice numerico della macchina.
La volpe è anche il simbolo del Servizio Aereo della Guardia di Finanza, mentre lo stemma della Sezione Aerea di Venezia è costituito dal Leone di San Marco, quattro ali turrite, i rami di alloro e di ulivo, il numero 3 ad indicare che è la terza sezione aerea ad essere stata costituita, il tutto su uno sfondo di colore rosso veneziano.


Volpe 510 in hangar e sul piazzale
Il Comandante della Sezione Aerea, Capitano Pilota Damiano Andrulli, spiega: “si tratta di elicotteri di ultima generazione allo stato dell’arte non solo per la parte prettamente aeronautica ma anche, e lasciatemi dire sopratutto,per i sistemi imbarcati dedicati alle specifiche attività di polizia, ricerca-identificazione-tracciamento dei target; ai primi due esemplari è seguita la consegna di una terza macchina, Volpe 519, definita “Elicottero progetto”, acquisita tramite cofinanziamento della Commissione Europea, con il vincolo che l’elicottero debba essere utilizzato per almeno il 75% delle ore di volo nell’espletare attività operative su mare in ambito Agenzia Frontex.


Il Comandante la Sezione Aerea, Cap. Damiano Andrulli, e la sala briefing.
Poichè l’attuale hangar può ospitare solo due elicotteri il terzo MH169A viene provvisoriamente hangarato sull’aeroporto di Treviso, cosa non sempre necessaria in quanto occorre comunque considerare che, in funzione dello scalamento delle ore di volo delle tre macchine, sovente un elicottero è in manutenzione presso la casa costruttrice o centro autorizzato.
In merito al nuovo hangar per la terza macchina è da notare che esso prevede l’integrazione al suo interno di un sistema di lavaggio per gli elicotteri, una accortezza dovuta alla volontà di tutelare al meglio il personale mettendolo in condizione di lavorare sulle macchine mantenendo le porte dell’hangar chiuse, esigenza dovuta alla combinazione di due fattori ambientali concomitanti: le avverse condizioni meteo invernali della laguna (non per nulla nei tre giorni della mia permanenza nel mese di marzo la nebbia l’ha fatta da padrona influenzando notevolmente le attività di volo) e la vicinanza all’area di rullaggio degli aeromobili in arrivo sull’aeroporto Marco Polo, il che, dato l’intenso traffico, non può non avere ricadute negative sulla qualità dell’ambiente circostante. “


Volpe 513 e la Vedetta Acque Interne VAI 316 in operazione sulla laguna di Venezia.
La gestione degli elicotteri.
Volpe 519, essendo dedicato alle attività in ambito Frontex, mantiene la configurazione integrale per le operazioni di ricerca e controllo natanti sull’alto Adriatico: Flir, sistema ATOS, Trakka, galleggianti, battellini di salvataggio.
Lo MH169A FOC (Full Operative Configuration) è equipaggiato con pattini, ha potenza incrementata e aggiunta di appendici aerodinamiche rispetto alla versione base, ma soprattutto il sistema di missione di ultima generazione ATOS-RW/MMS che consente l’acquisizione, l’elaborazione e trasmissione di dati raccolti nel corso di una missione grazie ai sensori elettro-ottici FLIR e radar di ricerca. Il sistema ATOS è il cuore operativo della macchina mirato all’espletamento dei compiti istituzionali della GdF; esso è costituito da apparati dedicati al telerilevamento installati a bordo dell’ MH169A, ovvero un sensore iperspettrale microCASI 1920, una fotocamera digitale PhaseOne iXM-150F, una termocamera microTABI-640, un modulo ITRES I-NAV-IMU. Quest’ultimo, collegato ad un’antenna GPS, fornisce i dati di assetto e posizione rispetto a terra dell’elicottero per ogni istante del volo, con i quali è possibile geo-referenziare le informazioni acquisite durante il volo dal sensore microCASI 1920 e dalla fotocamera PhaseOne.


L’equipaggio di Volpe 513 si appresta al decollo e particolare della consolle per la gestione del sistema ATOS e apparati di bordo.
Volpe 513 e Volpe 510 vengono gestiti in modo più flessibile, adattando la configurazione al fine di ottimizzare le prestazioni delle macchine in funzione delle tipologie di missioni che si dovranno espletare, che sono variegate in quanto oltre ai compiti istituzionali, vale a dire missioni operative primarie in ambito Polizia Economico-Finanziaria, Polizia del Mare, Polizia Giudiziaria e Polizia Ambientale, la GdF svolge anche missioni di ricerca e soccorso, attività secondaria rispetto agli obiettivi strategici del Corpo ma che riveste una particolare importanza nell’ottica della fortissima vocazione sociale e solidale delle Fiamme Gialle. La situazione al momento della mia visita, marzo 2026, ben esemplifica detta gestione; vediamola nel dettaglio e con essa le peculiarità del lavoro svolto con queste nuove macchine.


Volpe 510 in volo nei pressi di Burano in supporto alla VAI 316
Volpe 513.
Viene utilizzato principalmente per le attività di controllo del territorio, su terra e su mare, di giorno e prevalentemente di notte; poiché in quest’ultima modalità l’Operatore Sistema di Bordo utilizza prevalentemente il Flir e la termocamera si è scelto di non montare il Trakka, salvando così peso che risulta importante dovendo imbarcare molto carburante a fronte della possibile notevole durata delle missioni di pattugliamento, scoperta e tracciamento di eventuali target.
Nel settore di competenza della Sezione Aerea Venezia, l’alto Mare Adriatico, i traffici illeciti via mare, costituiti principalmente da droga e armi, non sono condotti con i classici gommoni e motoscafi veloci, come si potrebbe pensare, bensì tramite l’utilizzo di pescherecci o barche a vela, nonché natanti di varie dimensioni.


VAI 316 e Volpe 510: il lavoro coordinato di mezzi aerei e navali si traduce in azioni tempestive e precise.
L’utilizzo delle citate imbarcazioni costituisce una evoluzione delle pratiche messe in atto dai malviventi che rendono più complicato il lavoro di identificazione; pratiche contrastabili grazie alle tecniche e tecnologie adottate dalla Guardia di Finanza, delle quali gli MH169A sono lo strumento più rapido ed efficace per concretizzare il necessario lavoro di intelligence fatto a monte: avuta la segnalazione della barca da intercettare con i sistemi di bordo la si trova ovunque essa sia e mantenendosi a distanza, ad una quota di circa 5000 piedi, la si ombreggia per il tempo necessario osservando se viene avvicinata da altre imbarcazioni per lo scambio della merce.
La risoluzione delle immagini e riprese video è tale che consente di verificare anche situazioni particolari, quali ad esempio la tecnica adottata dai malviventi di confezionare il carico con un trasmettitore gps per poi lanciarlo a mare per poter essere ripescato da un altro natante.

Sulle acque lagunari, di fronte a Burano
La Guardia di Finanza è l’unica forza di polizia deputata ad operare in ambiente marino, quindi il ruolo di “Polizia del mare” svolto dalla Sezione Aerea è riassumibile nel contrasto di qualsiasi forma di attività criminale; sovente le missioni sono concertate con la componente navale e sviluppate in sinergia: gli elicotteri volano in avanscoperta e, utilizzando i sistemi di bordo ATOS, individuano i target monitorando quelli ritenuti interessanti, toccherà poi alle unità navali intervenire e finalizzare il lavoro degli elicotteri.
Si lavora molto anche sul bracconaggio ittico, che è reato penale, in mare aperto così come all’interno della laguna; può sembrare banale ma detta attività è importante non solo per la filiera economica ma lo è anche, e forse più, per il controllo del prodotto destinato alle tavole dei consumatori, oltre alla tutela delle zone soggette a protezione ambientale.



Nelle immagini è possibile apprezzare come pur rimanendo a grande distanza sia possibile catturare piccoli dettagli del target.
A tal proposito partecipando ad una missione di pattugliamento diurno ho potuto apprezzare le dinamiche delle attività di controllo nonché l’ancora indispensabile fattore umano.
Consentitemi una premessa: nella mia veste di fotografo/scrittore quando partecipo ad una attività di volo, addestramenti ed a maggior ragione missioni operative, siano esse in ambito civile o militare, di norma il volo di andata è interlocutorio, ci si prepara a ciò che si andrà a fare, controllo delle attrezzature, posizionamento in cabina, comunicazioni radio con l’equipaggio, nel caso di volo in formazione coordinamento con il secondo elicottero alla ricerca della giusta distanza e migliore luce.
Segue l’attività, di volo e a terra, durante la quale osservare il personale e gli elicotteri, nonché muoversi sul terreno spesso accidentato, assorbe completamente la concentrazione nel tentativo di cogliere letteralmente “al volo” l’attimo perfetto, il gesto simbolico, l’azione interessante, il movimento rappresentativo della professionalità espressa da ognuno dei membri dell’equipaggio.
Normalmente il volo di ritorno, a meno che sia una missione Hems con paziente a bordo, consente di rilassarsi e godersi la conduzione del volo da parte dell’equipaggio, nonché il paesaggio che scorre veloce al di là del finestrino ed offre sempre sensazioni ed emozioni che vorresti non avessero fine. La stessa cosa non avviene per l’equipaggio, il quale dall’inizio al termine della missione rimane costantemente in modalità operativa, anche in quelle fasi transitorie, come le tratte andata e ritorno, che potrebbero sembrare dei meri trasferimenti ma che sovente si trasformano in operazioni reali.


Navigando in laguna a bordo di una VAI della Stazione Navale Venezia
Ne è stata la riprova la missione di pattugliamento alla quale ho preso parte, pianificata su mare ma divenuta immediatamente lagunare: giusto il tempo di decollare che da quella quota, ancora bassa ma già un punto di osservazione privilegiato, sento il comandante chiedere all’operatore sistema di bordo – OSB – di tracciare alcune imbarcazioni in laguna, poiché sono dove non dovrebbero essere! (n.d.r.: in Laguna di Venezia vi sono zone dove la pesca è vietata o limitata, quali oasi naturalistiche, aree di ripopolamento, canali marittimi).
Un colpo d’occhio dovuto all’esperienza ed alla conoscenza della zona, frutto del lavoro quotidiano; siamo a notevole distanza ma sui monitor della consolle gestita dall’OSB vedo materializzarsi chiaramente le imbarcazioni sospette, ed altrettanto evidente la loro attività di pesca, le reti calate, le persone indaffarate a bordo. Sono leggibili il nome del natante, si distinguono i volti dei pescatori; al fine di perseguire l’attività non è necessario fermare fisicamente il natante, bensì è sufficiente documentare l’attività illecita con foto e video nei quali sia evidente il compimento dell’illecito e i protagonisti. Documentazione georeferenziata con precisione, posizione, data, ora.
Procediamo a sorvolare il natante, un chiaro messaggio per far desistere i pescatori dal proseguire l’illecito; se ciò non bastasse l’equipaggio può contattare la sala operativa per richiedere l’intervento della Stazione Navale, la quale dispone di motoscafi veloci e vedette per acque interne, nonché di unità d’altura e vedette costiere per il pattugliamento marittimo.

VAI 316 e Leonardo MH169A Volpe 513
Il lavoro in sinergia delle componenti aerea e navale del ROAN è un punto di forza nel contrasto alle attività criminali, ed anche il comparto navale beneficia di programmi di ammodernamento, come ad esempio, per l’impiego in laguna, le Vedette Acque Interne VAI, natanti a doppia propulsione, termico+elettrico, consegnate a partire dal 2020, condotte da un equipaggio di tre persone ed impiegate per il controllo in materia doganale, pesca, nautica da diporto, lavoro nero ecc. Di notte, utilizzando i sensori di bordo a supporto delle unità navali e terrestri, nelle acque interne della foce del Po si procede anche alla localizzazione di pescatori di frodo, che provengono anche da Paesi stranieri, i quali utilizzano elettrostorditori per fare razzia di pesci.
La Sezione Aerea opera anche sul territorio interno delle regioni di competenza, Veneto e Friuli Venezia Giulia, per il controllo economico ed ambientale, ovvero rilevando sversamenti e scarichi abusivi, accumuli di rifiuti, costruzioni abusive e quant’altro di illegale; il tutto eseguito sia a vista che con l’ausilio degli apparati di bordo.


Controllo del territorio.
Volpe 510.
L’attività di ricerca e soccorso è secondaria rispetto agli obiettivi strategici del Corpo ma riveste una particolare importanza nell’ottica della fortissima vocazione sociale e solidale delle Fiamme Gialle; il territorio di competenza della Sezione Aerea Venezia comprende una ampia porzione di arco alpino, dalle Dolomiti Bellunesi al Cadore, alle Alpi Carniche, luoghi oggetto di un elevato afflusso turistico in costante incremento, il che genera di contro una crescita di situazioni di emergenza legate alle attività turistico sportive praticate in montagna.
Nell’eventualità di persone infortunate intervengono gli elicotteri civili preposti al servizio di elisoccorso, mentre gli elicotteri della Guardia di Finanza vengono allertati per emergenze quali i mancati rientri di persone, l’evacuazione di persone in pericolo, il recupero di salme.


In volo su Venezia – Piazza San Marco
Per far fronte al meglio alle suddette emergenze, sebbene sia un impiego secondario e concorsuale, in vista della stagione estiva la Sezione Aerea Venezia ha deciso di configurare Volpe 510 in modo tale da ottimizzare le prestazioni per il lavoro in montagna, verricellamenti, dove la combinazione di caldo e quota sono fattori che deteriorano le prestazioni di qualsiasi elicottero.
Configurazione che si traduce nella necessità di alleggerire la macchina, in quanto nella sua veste full operative per le usuali operazioni di polizia risulta essere decisamente appesantita (si pensi che ad esempio solo i cablaggi per i sistemi di bordo pesano circa 300 Kg).
Si è quindi deciso di sbarcare il Trakka e il sedile dell’operatore sistemi di bordo: riduzione di peso nonché spazio libero in cabina per l’eventuale imbarco della barella. Ovviamente, data la natura dell’attività di Search and Rescue su terra, viene mantenuto l’apparato IMSI/IMEI-Catcher attraverso il quale il sistema, “sostituendosi” ad una specifica cella telefonica, è in grado di acquisire e catturare il codice IMEI del cellulare o il codice IMSI di una “SIM” telefonica localizzando il target con una accuratezza di pochi metri, rappresentando dunque un valido ausilio in attività di ricerca e soccorso; il sistema può essere utilizzato anche per attività di polizia giudiziaria ed è presente su tutti e tre gli elicotteri in dotazione alla Sezione Aerea.


Volpe 510 su Piazza San Marco e, a destra, in volo sul Canal Grande e sulla Basilica Santa Maria della Salute.
Con Volpe 510 così configurato nel mese di marzo la Sezione Aerea ha iniziato un periodo di addestramento di tecnici appartenenti al SAGF – Soccorso Alpino Guardia di Finanza – al fine di ottenere l’abilitazione ad operare missioni SAR terra con l’elicottero; addestramento condotto partendo dalla base e svolto in differenti località, il tutto sotto la guida degli istruttori.
Il tecnico di elisoccorso del SAGF è formato per essere il responsabile delle operazioni di soccorso, quindi è il primo che scende e l’ultimo che sale, è responsabile delle operazioni a terra attorno all’elicottero ed è in costante contatto via radio con l’equipaggio; mette in sicurezza l’area delle operazioni, prende “in custodia” i colleghi che verranno calati a loro volta; sarà l’ultimo a risalire dopo aver bonificato l’area.
Le unità specializzate SAGF operano anche con unità cinofile per la ricerca in valanga e macerie, ed essendo una forza di polizia “di montagna” svolge indagini di polizia giudiziaria.


Su Venezia, Parrocchia di Santa Maria del Rosario – Operazioni al verricello sul Fiume Piave
Nei giorni della mia visita ho potuto prendere parte ad una sessione di addestramento, la quale è stata però condizionata dalla situazione meteorologica; causa nebbia non è stato possibile raggiungere i siti montuosi prescelti, si è quindi dovuto ripiegare su una location più approcciabile in sicurezza ma che tutto sommato si è rivelata assai realistica e rispondente a situazioni di emergenza effettivamente avvenute in passato, vale a dire il soccorso sul greto di un fiume, nel nostro caso il Piave, un ambiente naturale selvaggio costituito da lame di ghiaia e sabbia emergenti a tratti dalle acque e soggette a repentine inondazioni.
In questo scenario, tanto affascinante quanto pericoloso per una sua distratta frequentazione, sono state condotte manovre di calata e recupero con verricello, con e senza barella, nonché sbarchi ed imbarchi dall’hovering, quest’ultima condotta nella modalità definita “a tocco di mano”, cioè l’operatore SAGF deve guardare il pilota e l’Operatore di Bordo (OB) stando in ginocchio e nel mentre deve riuscire a toccare il pattino dell’elicottero.


Sequenza di recupero dell’Operatore SAGF con barella – Fiume Piave.
Queste attività sono forse la migliore espressione della Crew Coordination, cioè il vitale scambio di comunicazioni, interazioni, ed azioni fra i membri dell’equipaggio, tese ad assicurare la sicurezza e l’efficacia del volo. Se il capo equipaggio – Pilot Flying – è il responsabile dell’aeromobile l’OB è l’occhio del pilota in cabina, è la sua “radio-guida” nello svolgimento dell’azione (avvicinamento, hovering, verricellamento), è l’occhio attorno all’elicottero nel valutare le distanze e gli ostacoli, ed è fondamentale per le decisioni operative. Il secondo pilota – Pilot Monitoring – osserva l’OB ed il lato sinistro dell’elicottero, controlla i parametri dell’elicottero e fornisce i relativi feedback al PT.
La “radio-guida” dell’OB è ascoltata da tutto l’equipaggio, compreso l’operatore SAGF che con la sua radio segue le fasi del volo anche stando a terra; tutto ciò, senza entrare nel dettaglio, costituisce la desiderata Situational Awareness e la Multi Crew Coordination.


Sequenza dell’avvicinamento per l’imbarco in hovering di personale del SAGF – Greto del fiume Piave.
Conclusione.
Il mondo aeronautico è complesso e nulla può essere lasciato al caso, tanto più quando oltre alle funzioni prettamente di volo si sommano quelle di interazione e coordinamento con altri attori così come abbiamo descritto nell’articolo, quali i soccorritori del SAGF piuttosto che i natanti del Stazione Navale. L’addestramento ricorrente e la quotidiana operatività vanno a costituire un bagaglio di esperienze e conoscenze che consentono di far fronte anche a quelle situazioni inusuali che si vengano a parare nel corso di missioni già di per se complesse ed a rispondere rapidamente ed efficacemente alle richieste di missioni non pianificabili; tutto ciò è possibile grazie allo spirito di servizio ed alla dedizione del personale addetto, fattori umani che ho avuto il modo di apprezzare personalmente condividendo due giornate operative con il ROAN Reparto Operativo Aeronavale Venezia.
Foto e testo Dino Marcellino / Operazioni Volo
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A bordo dei mezzi del ROAN Venezia: Vedetta Acque Interne VAI e Leonardo MH169A


In cabina dell’MH169A nel corso di una missione


Il sottoscritto e l’Operatore di Bordo concentrati sullo sviluppo del volo – La confortevole e spaziosa cabina dell’MH169A




