ROMA NON DEVE BRUCIARE

IL SERVIZIO ANTINCENDIO BOSCHIVO CON ELICOTTERI OPERATO DALLA SOCIETA’ HELIWEST A ROMA CAPITALE E NELLA REGIONE LAZIO.

Roma non deve bruciare: la storia, o leggenda che sia, narra che si tratta di una affermazione certamente non condivisa almeno dall’imperatore Nerone, al quale probabilmente piaceva vincere facile essendo lui il comandante supremo e non esistendo all’epoca servizi di emergenza quali i Vigili del Fuoco, l’A.I.B. e tanto meno gli elicotteri della Heliwest.
Perdonatemi la celia, un modo scanzonato per introdurre l’argomento assai serio del presente articolo: il servizio aereo di spegnimento incendi boschivi sul territorio della Regione Lazio.

Un contesto locale: la Regione Lazio.
Anche l’estate 2026 ha portato in dote una quantità di incendi boschivi, in Italia come nel resto del mondo; alcuni, quelli più eclatanti, per qualche giorno sono stati portati a conoscenza del grande pubblico da tutti i principali mezzi di comunicazione di massa, per poi velocemente cadere nell’oblio, ma non per tutti coloro che hanno vissuto il dramma in prima persona.
Grandi eventi che hanno una durata limitata nel tempo ma che fanno scalpore, generano stupore e catturano l’attenzione. Viceversa, almeno per quanto riguarda l’Italia, poco si sa e poco viene detto dell’impegno e della presenza quotidiana, lungo tutto l’arco dell’anno, profusi da coloro che operano nel settore A.I.B., ovvero Anti Incendio Boschivo; ogni Regione ha il compito di organizzare un proprio servizio per la lotta agli incendi boschivi, nonché assicurare il coordinamento delle proprie strutture antincendio con quelle statali.

La dislocazione delle basi elicotteri AIB della Regione Lazio ed il logo della Protezione Civile.

La Regione Lazio è un ottimo esempio del come sia possibile strutturare un servizio efficiente ed efficace, modellandolo e variandolo ad hoc sull’intero territorio regionale in base alle caratteristiche del territorio stesso ed alle specificità stagionali. Ed è proprio grazie anche a questo servizio se fino ad ora non si sono registrati incendi colossali poiché i molti incendi che si attivano sul territorio, sovente in più località nello stesso giorno, vengono affrontati ed estinti rapidamente grazie alla presenza capillare ed all’intervento immediato del personale a terra e se necessario del servizio aereo.
Per quanto riguarda il servizio aereo di spegnimento incendi boschivi l’appalto è attualmente aggiudicato alla Società Heliwest SrL con base armamento a Motta di Costigliole (Asti), azienda fondata nel 1993 dai fratelli Lastone per operare nel campo del lavoro aereo e trasporto passeggeri. Da circa 20 anni è attiva nel settore antincendio boschivo che è divenuto il core-business dell’azienda.

Le due tipologie di elicotteri utilizzate: Airbus EC135 e Airbus H125 Ecureuil.

La flotta aerea antincendio boschivo della Regione Lazio è dimensionata per garantire la massima tempestività di intervento ed una copertura ottimale delle zone a maggior rischio forestale e d’interfaccia dell’intero territorio regionale.
Il nuovo assetto contrattuale prevede una dotazione complessiva di 7 elicotteri, così ripartiti:
2 Elicotteri Bimotore (sigle contrattuali RL01 e RL02)
5 Elicotteri Monomotore (sigle contrattuali da RL03 a RL07)
A partire dal 2025 l’introduzione di un secondo bimotore è stata specificamente definita per contrastare la recrudescenza degli incendi nel territorio di Roma Capitale, ed ecco il perché del titolo dell’articolo: Roma non deve bruciare. In quest’area urbana e periurbana, caratterizzata da zone verdi interconnesse al tessuto cittadino (come la Tenuta di Castelporziano e la Pineta di Castelfusano), le normative di sicurezza del volo vietano rigorosamente l’impiego di aeromobili monomotore.
I sette elicotteri sono ubicati su altrettanti basi: i due bimotore a Castelnuovo di Porto e a La Pisana Roma, i monomotore a Caprarola, Cassino, Fondi, Gaeta, San Vito Romano.

L’attività aerea antincendio è garantita nell’arco temporale alba-tramonto, in base alle effemeridi giornaliere. Normalmente, nel periodo di massimo rischio (1° giugno 30 settembre), tre basi sono in prontezza operativa dalle ore 09:00 del mattino, le altre quattro basi dalle ore 10:00 antimeridiane, e tutte fino alle ore 19.00.
Nell’ambito delle suddette fasce orarie gli elicotteri in prontezza operativa devono decollare entro 15 minuti dalla ricezione dell’attivazione da parte della sala operativa; al di fuori di questi orari il tempo massimo per il decollo è di 30 minuti. In caso di persistenza dell’incendio la base può essere pre-allertata la sera per il mattino successivo, con operatività dall’alba e 15 minuti di preavviso.

Il lavoro in base non manca mai, anche quando non si vola.

Le attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi (A.I.B.) fanno capo alla Direzione Regionale Emergenza, Protezione Civile e NUE 112 della Regione Lazio, in virtù delle competenze esclusive assegnate alle Regioni dalla Legge n. 353/2000. Per la gestione della lotta attiva sul territorio, la Regione si avvale della consolidata collaborazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri Forestali, di Roma Capitale e delle Organizzazioni del Volontariato specializzate.

L’architettura di comando e coordinamento si basa su due assetti fondamentali:
La S.O.U.P. / S.O.R. (Sala Operativa Unificata Permanente / Sala Operativa Regionale): istituita e gestita direttamente dall’Agenzia Regionale di Protezione Civile con operatività continuativa, è la struttura che dispone e coordina gli interventi a terra e l’impiego della flotta aerea regionale. Al suo interno operano in modo sinergico i rappresentanti di tutti gli enti coinvolti. Al verificarsi di comprovate esigenze operative dettate dall’andamento stagionale degli incendi, la S.O.U.P. (o S.O.R.) ha la facoltà di disporre il rischieramento temporaneo dei velivoli della flotta (composta da elicotteri monomotore e bimotore) presso basi diverse da quelle stagionali inizialmente assegnate, al fine di ottimizzare i tempi di intervento nelle zone a maggior rischio.

Il D.O.S. (Direttore delle Operazioni di Spegnimento): è la figura di riferimento responsabile in teatro operativo, incaricata di gestire i flussi di comunicazione e le manovre degli aeromobili regionali e statali in concorso durante le fasi di sgancio, coordinandoli costantemente con le squadre a terra dei Vigili del Fuoco e dei volontari della Protezione Civile.

Esempio di schermata visualizzata in sala operativa per il monitoraggio dello scenario emergenziale e delle fasi operative. Il Servizio TAS dei VVF è il Servizio di Topografia Applicata al Soccorso.

Al fine di garantire la continuità del servizio richiesto la società Heliwest impiega, nel periodo di massimo rischio, un totale di nove elicotteri: sei monomotore del tipo Airbus Ecureuil AS350 (cinque operativi ed uno di backup) e tre Airbus EC135 (due operativi ed uno di backup).
Gli equipaggi sono costituiti dal pilota, che è il Comandante della base e dell’aeromobile, e dal tecnico.
Gli elicotteri sono equipaggiati con una benna flessibile (tipo bamby bucket) con capacità di 1000 litri, la quale, nei voli di trasferimento, viene trasportata nel vano cabina per l’EC135 e nel cestello esterno per gli Ecureuil; unico altro equipaggiamento una cassetta contente attrezzi per eventuale intervento di piccola manutenzione che si possano effettuare nel corso della missione, senza dover fare rientro alla base.

Ora che abbiamo acquisito una visione generale, seppur sommaria, dell’organizzazione del servizio aereo antincendio della Regione Lazio possiamo partecipare, con cognizione di causa, alle attività quotidiane degli equipaggi Heliwest.

Attesa in prontezza operativa.
Volendo documentare l’attività del servizio aereo concordo con Heliwest di recarmi in prima battuta alla base di Roma Capitale, scelta motivata dal fatto che ha sede all’interno del grande raccordo anulare e quindi offre la possibilità di effettuare missioni all’interno del Grande Raccordo Anulare, almeno questo è l’intento, ambiente operativo direi singolare rispetto alla norma degli incendi boschivi.

Sono le 8.30 di un mattino di fine luglio, già torrido di buon’ora, quando arrivo al cancello della base, trenta minuti in anticipo rispetto all’attivazione della base prevista per le ore 9.00 come da capitolato; informo telefonicamente il Pilota Comandante, Mauro, che rimango in attesa del suo arrivo ma con mia sorpresa il cancello si spalanca e guadagno l’accesso a quella che è una struttura dei Vigili del Fuoco utilizzata per l’addestramento alla ricerca e soccorso, e da quest’anno anche sede dell’elicottero RL-02, sigla che è anche la chiamata radio del mezzo, Romeo Lima 2, e che significa Regione Lazio 2.

Da sinistra a destra: intervento tecnico all’EC135 sulla base di La Pisana, rifornimento carburante a Castelnuovo, pronti al decollo a San Vito Romano dove, visibile sullo sfondo nell’immagine, è installato un container adibito a bacino d’acqua per il rifornimento con la benna.

Mauro ed il tecnico Francesco sono già in base, ben prima della tempistica dovuta, entrambi impegnati nelle rispettive mansioni: il pilota in ufficio a sbrigare le onnipresenti scartoffie ed a comunicare alla Heliwest ed alla S.O.R. che la base è operativa, mentre il tecnico effettua il check del mattino del “nostro” Airbus EC135; vero è che la macchina sarebbe pronta per il servizio poiché la sera precedente Francesco aveva provveduto alla sua pulizia , interna ed esterna, ed ai controlli tecnici di routine, per poi coprire la cabina per il riposo notturno al chiaro di luna. Copertura di cabina e cockpit che vengono lasciate fino al momento del decollo, così come le coperture dei tubi di pitot al fine di evitare l’ingresso di sporco, una precauzione utile anche contro le vespe poiché adorano nidificare velocemente nei fori otturandoli, il che avrebbe ripercussioni sul volo potenzialmente drammatiche.

A tal proposito l’unica delle sette basi che dispone di un hangar è RL01 a Castelnuovo di Porto, base operativa aperta tutto l’anno che ospita, oltre a RL01, anche i due elicotteri di backup atti a garantire la continuità del servizio nel caso di malfunzionamento di qualche macchina, e dove viene effettuata la manutenzione su tutto il parco macchine Heliwest operativo nel Lazio.

Ben sapendo che tendenzialmente al mattino vi sono poche allerte Francesco si dedica ad un lavoro certosino, il lavaggio meticoloso delle palette del rotore di coda Fenestron; a suo dire la perfetta pulizia aumenta l’efficienza aerodinamica del rotore a tutto vantaggio delle prestazioni.
Decido di lasciarlo da solo a sudare sotto il sole cocente e mi reco in palazzina uffici dove approfitto dell’attesa per intervistare Mauro e sistemare la mia attrezzatura. Il tempo trascorre lento, un pranzo spartano ma in ottima compagnia, un occhio all’applicazione che evidenzia gli incendi attivi in regione per capire se potremmo essere attivati a breve; verso le ore 13.00 si alza una leggera brezza, esco sul piazzale per una boccata d’aria ma è una pessima idea, mentre rientro in ufficio al fresco del condizionatore non oso pensare a quanti gradi ci saranno all’interno dell’elicottero.

Ricognizione sull’incendio in zona Laurentina e imbarco del DOS con in primo piano la benna da 1000 litri.

Rotazioni su rotazioni: l’attacco al fuoco.
Mi è capitato di sentir dire: cosa sarà mai, in fin dei conti cosa ci vuole a riempire d’acqua un cestello e scaricarlo più o meno dove c’è il fuoco. Restate con me e capirete che non è così semplice.
Alle ore 16.00 circa la prima attivazione, un incendio a ridosso del grande raccordo anulare in zona Laurentina. Pronti via: con la sola scorta di acqua ed il mio zaino foto ci rechiamo all’elicottero; Francesco toglie le coperture, Mauro effettua il controllo visivo attorno alla macchina per poi iniziare la procedura di avviamento. Definire intenso il calore a bordo è un eufemismo, immagino il dispiacere provato da Mauro nell’impugnare il ciclico ed il collettivo!

Il volo è breve, 5 minuti, ma varrebbe la pena pagare per lo spettacolo che si offre ai miei occhi: sorvoliamo la zona EUR di Roma, affascinante a dir poco con le sue geometrie, marmi bianchi e spazi verdeggianti. In 15 minuti totali dall’attivazione stiamo già effettuando una ricognizione a 360 gradi attorno all’incendio, il che consente a Francesco di fare le riprese fotografiche che, come da capitolato, vengono trasmesse in diretta alla sala operativa, la quale ha così modo di avere una visone d’insieme dell’incendio ed un punto di vista differente da quello del DOS; nel mentre Mauro analizza le condizioni ambientali e l’incendio stesso, dove poter pescare l’acqua e dove atterrare per depositare il sottoscritto ed il tecnico.

Le rotazioni in zona Laurentina.

Atterriamo in una radura ai piedi dell’antico casale di Vallerano, uno splendido edificio dall’impronta tipicamente romana; mi allontano velocemente mentre Francesco scarica la benna e la vincola al gancio baricentrico, pochi attimi e Mauro decolla ma non fa rotta verso il vicino laghetto che ho visto durante il sorvolo, bensì punta verso sud e sparisce dalla vista; ciò è dovuto al fatto, mi dirà poi Mauro, che l’intreccio di linee elettriche presenti in zona non consentiva di operare in sicurezza su quello specchio d’acqua, costringendolo così a qualche minuto in più di volo ad ogni rotazione per raggiungere un laghetto artificiale.

Abbiamo comunque circa due ore di autonomia totale, attività di lancio ininterrotta per Mauro se non per portare in volo il DOS, il quale ha necessità di una verifica visiva della situazione; in tutto totalizzerà circa 20 lanci, complicati nelle fasi di avvicinamento dovendo mantenersi il più possibile con il muso controvento, ma nel fare ciò anche volare traslato per evitare i tralicci ed i cavi, condizione poco agevole.
Mauro mi spiega che secondo lui l’intervento del nostro RL02 è servito a circoscrivere l’incendio, ma per lo spegnimento e la bonifica sarà questione di molti giorni a venire.
A titolo di cronaca, a conferma delle considerazioni espresse da Mauro e come riportato in seguito da più testate giornalistiche, il fuoco è divampato su una probabile enorme discarica abusiva con emissioni inquinanti nonché picchi elevati di diossina; una situazione che deve essere monitorata e indagata.

Incendio in zona Aprilia, attività condotta fino al tramonto.

Sono ormai le 18.00 quando Mauro atterra per recuperare Francesco ed il sottoscritto. Mi tengo a distanza mentre il tecnico sgancia la benna, la compatta e la carica nel vano posteriore; è evidente la fatica nel maneggiare quel cestello ingombrante e pesante, circa 50 chili, vorrei dargli un aiuto ma per sicurezza devo tenermi a distanza, l’elicottero è in moto e non sono un membro operativo dell’equipaggio, anche se con un po’ di supponenza mi sento tale. In base il tecnico si attiva immediatamente per i controlli visivi dell’elicottero e per la pulizia dei vetri; la macchina deve essere pronta nel caso di una ancora possibile ulteriore attivazione che, manco a dirlo, arriva alle 18.45, destinazione Aprilia per un incendio in una zona agricola, frutteti e uliveti.

Arrivati sul posto la ricognizione di rito, le fotografie, la ricerca di un bacino dove pescare acqua, che in effetti è visibile a poca distanza di volo ma non praticabile così come è contornato di alberi e strutture precarie sulle sponde. Mauro e Francesco concordano il da farsi: si atterra su un campo sterrato in prossimità dell’incendio, alziamo un gran polverone ma evitiamo di posare i pattini su un prato molto ben curato ed irrigato. Nel mentre Mauro va a pescare acqua in mare, ed inanella rotazione su rotazione, noi parliamo con il proprietario dell’area dove siamo atterrati, il quale ci autorizza a far scendere l’elicottero sul prato, grato per l’attenzione che abbiamo avuto, evitandoci così un nuovo “bagno di sabbia”. Rientriamo alla base godendoci lo spettacolo del tramonto, il cielo dipinto di giallo e rosso quasi avesse preso fuoco anche lui.
Ore 20.40: per l’elicottero la giornata di lavoro è finita, per l’equipaggio ancora parecchio da fare, ed il lavaggio macchina, se possibile, è ancora più accurato poiché necessita rimuovere la salsedine avendo pescato acqua di mare… si cenerà alle 22.00 e poi il meritato riposo.

Le operazioni a Pomezia, in zona Solfatara.

Secondo giorno: ancora e sempre fiamme.
Secondo giorno di caldo torrido a La Pisana, la routine è la stessa ma oggi il pilota in servizio è Alessandro, affiancato da Francesco che è maniacale nel prendersi cura dell’EC135.
Non voglio tediare il lettore quindi riporto solo l’ultima missione del giorno perché ritengo molto significativa dello spirito di servizio dell’equipaggio: a Pomezia è divampato un incendio in una zona conosciuta come la solfatara, dove hanno operato per due ore i colleghi di Castelnuovo, RL01, lasciando infine l’area alle 18.55.

Noi di RL02 avremmo potuto chiudere la base alle ore 19.00 ma Alessandro ha preferito rimanere in attesa oltre l’orario di possibile chiusura perché le notizie su quell’incendio erano che non fosse ancora sotto controllo; in effetti alle 19.15, ormai fuori orario, la S.O.R. ci contatta per chiedere se fosse ancora possibile intervenire … profetico il Comandante, l’esperienza sul campo ha il suo peso, ed anche la disponibilità dell’equipaggio a proseguire l’attività senza obbligo; questo si chiama lavoro in team e rispetto fra tutti gli attori, a terra ed in volo, di questo difficile mestiere.

Sfruttando fino all’ultimo minuto di luce.

Alessandro osserva come il nostro intervento, seppure limitato a poco più di un’ora a causa del termine effemeridi, è stato più che apprezzabile anche grazie alla vicinanza della risorsa d’acqua perché più il tempo della rotazione è rapido e migliore è l’efficacia dell’intervento, poiché il fuoco non ha tempo per riattivarsi fra un lancio e l’altro. Dal mio limitato punto di vista ho potuto solo osservare come il pilota alternasse il lancio dell’acqua talvolta a punto quasi fisso ed altre volte effettuando delle strisciate; fotograficamente ho potuto apprezzare la fase di pescaggio dell’acqua grazie, ancora una volta, all’ora tarda ed alla luce affascinante del tramonto.

Terzo giorno: cambia la base ma non cambia “la musica”.
Al mattino, a colazione in albergo nei pressi della base di Castelnuovo di Porto, una sorpresa per me che sono di Pinerolo (Torino): sento parlare piemontese da un gruppo di volontari AIB, chiedo informazioni e vengo a sapere che si tratta dei componenti di una colonna mobile AIB del sud-ovest Piemonte che si sta recando in Calabria in supporto alla campagna estiva antincendio di quella regione; quando si dice collaborazione, unità di intenti e solidarietà.

“Campo base” per l’incendio a Capena per RL1 da Castelnuovo di Porto e RL6 da Caprarola.

Ormai abbiamo capito come, tendenzialmente, lo sviluppo di una giornata in base elicotteri AIB sia un po’ come il grafico di una tappa alpina del Tour de France: inizialmente piatta per poi nel pomeriggio presentare un susseguirsi di picchi, variabili di giorno in giorno.
Oggi l’attivazione arriva alle 13.30, un incendio a Capena, 5 minuti di volo; sul piazzale abbiamo 40 gradi, si soffoca già in base, libero spazio nello zaino per portare appresso più acqua possibile.
In realtà nel sorvolare la zona si presentano tre incendi distinti, il primo di piccole dimensioni, chiaramente innescato al bordo di una strada sterrata e risalente una collina; il secondo è spezzato in due settori in prossimità di casolari ed è qui che interveniamo; il terzo è poco più a ovest, in prossimità del paese di Morlupo, dove stanno già operando un Canadair (CAN10) e un NH-500 dei Carabinieri (Fiamma 76).

Situazione ambientale complicata Capena: l’EC135 in azione.

Alberto, il pilota, effettua il solito giro a 360° sull’incendio nel corso del quale entra in cabina del fumo, poca cosa, impercettibile a vedersi ma tanto basta per un fastidioso bruciore in gola e agli occhi; un assaggio di quello che sarà un pomeriggio impegnativo.
Io e Giovanni, il tecnico, veniamo depositati su un prato molto prossimo alla base dell’incendio, l’aria è acre, la brezza alimenta le fiamme in improvvise lingue di fuoco, il crepitio degli alberi che soccombono e gli scoppi repentini delle canne paiono un penoso lamento della natura.
Le rotazioni sono lunghe, Alberto va a pescare acqua nel Tevere per poi quasi sparire in quel fumo denso; di volta in volta cambia angolo d’attacco alle fiamme, immagino per ottimizzare i lanci nonché evitare quanto più possibile il fumo, oltretutto il vento cambia direzione più volte, tanto che ad un certo punto basta uno sguardo fra me ed il tecnico per far dire a quest’ultimo che se continua così chiamiamo Alberto e ci facciamo portare via da lì.

Durante il riempimento della benna il pilota la osserva attraverso lo specchio, venti metri più sotto; la benna potrebbe essere usata anche senza l’allungo di quindici metri, stando quindi a soli cinque metri dall’acqua, ma ciò potrebbe limitare i luoghi dove poter attingere acqua a causa dei possibili ostacoli, piante, arbusti, recinzioni.
Di contro con venti metri di estensione occorre essere più delicati sui comandi perché la benna tende ad oscillare maggiormente ed è più influenzata dal vento. Le benne sono soggette ad usura e danneggiamenti, urtano contro massi, agganciano rami o rifiuti in acqua, vengono appoggiate a terra ogni volta ad inizio e fine operazioni.

Gli Airbus EC135 e H125 di Heliwest impegnati a Morlupo; sullo sfondo il Canadair CAN.10

Viene attivato anche l’Ecureuil RL6 dalla base di Caprarola, con due elicotteri che si alternano l’azione diventa più efficace, anche grazie all’allestimento di una vasca mobile sul più prossimo campo da calcio di Morlupo, dove nel frattempo è stato attivato anche RL2.
Il caldo è così elevato che per la prima in vita mia capita che le macchine fotografiche vanno in surriscaldamento, per scattando solo foto e non filmati, e sono costretto a spegnerle.
Due ore di lavoro, poi il rientro in base, rifornimento carburante, bottigliette d’acqua, pulizia vetri, controllo livelli olio, un check alla benna, qualche minuto di sosta e poi nuovamente in volo, questa volta sull’incendio di Morlupo; operazione che ripeteremo ancora una volta per poi concludere l’attività al tramonto, tanto per cambiare!

A Morlupo l’attività aerea è intensa, il DOS coordina la flotta in volo, decide dove fare operare i vari aeromobili, in base a valutazioni che tengono conto ad esempio del fronte più pericoloso per le abitazioni, della salvaguardia della vegetazione più pregiata, di strutture e installazioni di vario tipo; in ogni caso la valutazione finale del come e dove operare sulla zona richiesta spetta ai piloti.
CAN10 va a fare rifornimento d’acqua in mare, rotazioni più lunghe ma il lancio di circa 6000 litri d’acqua è molto efficace; gli elicotteri agiscono su punti differenti e liberano la zona quando CAN10 comunica via radio il minuto al lancio.
La mia esperienza nel Lazio termina qui e vi posso garantire che è stata molto impegnativa per tutti, nessuno di noi questa sera ha voglia di andare a ballare, anche perchè sebbene una celebre frase speranzosa reciti “domani è un altro giorno” noi già possiamo immaginare come sarà.

Potrei definire una consuetudine terminare le operazioni quando ormai la luce consente solo più il tempo necessario per il ritorno in base.

Conclusione.
Il più delle volte i servizi mediatici che riportano di attività come l’antincendio boschivo o l’elisoccorso enfatizzano gli avvenimenti etichettando i protagonisti come eroi, una facile presa sul lettore o ascoltatore che sia; avrete notato come il sottoscritto, volutamente, evita di esaltare queste attività, preferendo far conoscere la realtà quale è.
Oltretutto gli eroi sono pericolosi, il più delle volte fanno azioni sconsiderate e rischiano la vita, mentre nelle attività aeronautiche di nostro interesse nessuno, possibilmente, deve farsi del male; corretto parlare di professionisti, professionalità, passione e direi anche resilienza perché, come si può intuire dall’articolo, le giornate di lavoro antincendio boschivo sono lunghe, difficoltose, talvolta estenuanti, alternano fasi di riposo a condizioni al limite per la sopportazione fisica delle condizioni ambientali, ed in quelle situazioni occorre avere la capacità di mantenere la lucidità e la concentrazione al massimo livello.
A loro va il nostro plauso, apprezzamento da estendere anche a coloro che si prodigano sul terreno, siano essi Vigili del Fuoco, volontari AIB, forze dell’ordine, il cui contributo è fondamentale per lo spegnimento, bonifica e controllo del territorio, e senza il quale a poco varrebbe l’attività aerea.
Testo e foto Operazioni Volo / Dino Marcellino.
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