VIGILI DEL FUOCO – INTEROPERABILITA’ DEI SERVIZI ELICOTTERI E SOMMOZZATORI

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, o semplicemente VV.F, è presente capillarmente sul territorio italiano; esso dispone di personale specializzato per ogni tipologia di intervento ed è equipaggiato ed attrezzato per intervenire su terra, in acqua e dal cielo. Il Corpo Nazionale assicura gli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione, a partire dagli eventi più semplici, ad esempio quelli che possono prevedere il solo utilizzo di una autoscala, a quelli che richiedono professionalità tecniche anche ad alto contenuto specialistico.

I Vigili del Fuoco lavorano in totale autonomia nelle tre dimensioni: terra, acqua, cielo.

Molti i possibili scenari di emergenza ai quali i VV.F sono chiamati a rispondere. Il Corpo è deputato a coordinare le attività di spegnimento degli incendi boschivi, gestendo il personale a terra, in gran parte costituito dalle squadre di volontari A.I.B. Anti Incendio Boschivo, in sinergia con le risorse aeree, quindi non solo la flotta aerea dei VV.F ma anche gli elicotteri dei servizi civili regionali e quelli delle Forze Armate e dei Servizi di Stato, qualora si renda necessario il loro impiego.  Già di per sè il fuoco presenta situazioni le più disparate, ma i Vigili del Fuoco rispondono ad ogni tipo di emergenza, dagli incidenti stradali a quelli industriali ed agricoli, crolli strutturali, situazioni di pericolo per persone ed animali, interventi durante calamità naturali quali terremoti, inondazioni, frane ed ogni pubblica calamità. Inoltre dobbiamo citare l’opera tecnica di contrasto dei rischi derivanti dall’impiego dell’energia nucleare e dall’uso di sostanze batteriologiche, chimiche e radiologiche.

L’organizzazione a livello centrale del Corpo nazionale si articola in Direzioni Centrali e Uffici del Dipartimento, mentre le strutture periferiche del Corpo nazionale si articolano nei seguenti uffici sul territorio: Direzioni regionali, dalle quali dipendono i rispettivi Comandi provinciali istituiti per l’espletamento in ambito provinciale delle funzioni istituzionali. Alle dipendenze dei Comandi provinciali vi sono i Distretti, distaccamenti permanenti e volontari e posti di vigilanza. Reparti e nuclei speciali, per particolari attività operative che richiedano l’impiego di personale specificamente preparato, nonché l’ausilio di mezzi speciali o di animali. Per operare nella terza dimensione il Corpo si è dotato di un servizio aereo costituito da un Centro Aviazione, situato sull’aeroporto di Roma-Ciampino, dal quale dipendono il CAV – Centro Addestramento Volo – e 15 Nuclei Elicotteri.

A Ciampino sono basati i due velivoli ad ala fissa Piaggio P-180 ed alcuni elicotteri di ognuno dei modelli in uso, AB-206 AW-109E AB-412 AW139. L’entrata in servizio di quest’ultimo modello ha segnato l’inizio di una nuova era per quanto riguarda il settore ala rotante dei VV.F; i primi due esemplari vennero consegnati nel mese di Aprile del 2019 e ad oggi tutti i quindici esemplari in ordine, più i tre in opzione, sono stati consegnati. La flotta di Canadair CL-415 ed Erickson S-64F dipendono dal Centro Aviazione ma sono dati in gestione rispettivamente a Babcock (personale interamente Babcock) ed European AirCrane (personale misto della European Aircrane e VVF); entrambe le flotte sono posizionate su basi differenti a seconda della stagione e delle criticità.

Stemma e simboli.
Lo stemma araldico del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco: Il drago simboleggia il fuoco, elemento da combattere e sconfiggere. Le tre coppie di asce incrociate rappresentano uno strumento in uso da sempre con i Vigili del Fuoco. Il motto ‘flammas domamus, donamus corda’ ‘domiamo le fiamme, doniamo il cuore’ esprime lo spirito di sacrificio che contraddistingue i Vigili del Fuoco, purtroppo talvolta portato all’estremo sacrificio.
Il simbolo degli elicotteristi dei VV.F: è Il simpatico draghetto Grisù; la scelta di questo noto personaggio di un cartoon degli anni 60/70 è dovuta alle sue caratteristiche che richiamano simbolicamente l’attività degli elicotteristi VV.F: essendo un drago vola, sputa fuoco, ma poiché è buono esso provvede a spegnere le fiamme perché il suo desiderio è diventare un vigile del fuoco.

Il soccorso tecnico su acqua e dall’aria.
In ossequio alla mission del Corpo VV.F, portare il soccorso tecnico urgente in tutte le sue componenti e specializzazioni là dove serve nel più breve tempo possibile, dedico questo articolo a due componenti altamente specializzate dei Vigili del Fuoco chiamate a lavorare in coordinamento ed integrazione, così come previsto dal loro Piano Operativo Nazionale, al fine di assicurare la piena interoperabilità tra di esse: il Servizio Aereo, nella fattispecie il Nucleo Elicotteri Bologna ed i suoi Leonardo AW139, ed il Servizio Sommozzatori. L’integrazione ed il coordinamento delle differenti specializzazioni del Corpo VV.F deve essere perseguito costantemente, al fine di una risposta all’emergenza rapida, efficace ed attuata in sicurezza; tanto più quando si sommano due componenti non prive di rischio quali sono l’attività in acqua ed il volo.

Elicottero e sommozzatori: binomio vincente per un rapido e sicuro soccorso. Gli istruttori del corso sommozzatori osservano l’attività di addestramento/qualifica degli allievi.

Il Nucleo Elicotteri Bologna, con sede all’interno del perimetro dell’aeroporto G.Marconi, ha in dotazione due elicotteri AW139, il primo dei quali entrò in servizio già nel dicembre 2019. Le macchine sono configurate per un utilizzo polivalente: cesoie, divaricatore ed estintore per gli incidenti stradali; barella verricellabile e zaini tecnici per interventi su terreno ostile, zaini personali degli elisoccorritori. Numerosi gli interventi tecnici su incidenti stradali, incidenti agricoli, crolli di fabbricati e strutture; in questi casi vengono imbarcati i cuscini vetter, con relative bombole per il gonfiaggio, che risultano decisivi per sollevare pesi elevati e districare i malcapitati. Sul tetto della cabina è predisposto il cosidetto ‘ragno’, o daisy chain: una corda di sicurezza, assicurata ad appositi vincoli, alla quale gli operatori si agganciano durante le operazioni. L’equipaggio standard è composto da pilota, copilota, tecnico-verricellista, due elisoccorritori. Il Nucleo ha stipulato una convenzione con la Regione Emilia-Romagna per il servizio di anti-incendio boschivo, con la specifica che è secondario rispetto all’intervento tecnico. Il reparto è operativo dall’alba al tramonto, pronti al decollo in 5 minuti.

Il Servizio Sommozzatori è costituito da 27 Nuclei, per un totale di 400 unità abilitate al soccorso acquatico e subacqueo. Oltre al soccorso di persone in acqua, su fiume-lago-mare, i sommozzatori sono abilitati al taglio e saldatura subacquea, sollevamento vettura con palloni idrodin per il recupero di vetture immerse, immersioni in profondità con sistemi di immersione alimentata e controllata da superficie. L’attività prevalente è il Search and Rescue in ambiente acquatico. Il numero di interventi annui varia fra i 2200 e 2900. Quest’anno ricorre il 70° anniversario della costituzione del Servizio Sommozzatori dei Vigili del Fuoco. La città di Genoa è stata scelta per festeggiare la ricorrenza poiché è nel capoluogo ligure che si svolse il primo corso sommozzatori nel giugno 1952.

Allievi sommozzatori e l’ala rotante.

Per ottenere la qualifica di sommozzatore dei VV.F occorre superare con successo un corso della durata di cinque mesi, il quale è estremamente selettivo e solo il 50% degli allievi arriva alla fase descritta in questo articolo, cioè l’attività con l’elicottero. Per una buona parte di essi il corso si traduce in una auto-selezione, gli allievi si rendono conto di non essere all’altezza ed abbandonano spontaneamente. In ogni caso, se vi è un minimo dubbio, l’allievo viene allontanato: meglio un pompiere vivo che un sommozzatore morto! Il corso è di chiara impronta militare ed oltre alle indispensabili capacità psico-fisiche prevede ferrea disciplina, ordine, metodo. Per gli allievi sommozzatori arrivare a lavorare con l’elicottero è già un punto di arrivo del loro percorso di formazione.

Coppia di allievi sommozzatori nella loro suite operativa; lancio della sagila; recupero al verricello dell’AW139

Ma anche per il personale del Nucleo Elicotteri, piloti e tecnici, si tratta di una attività formativa, così come ci spiega il Comandante del Nucleo di Bologna, Lorenzo Cacciani: essendo una attività di formazione essa è ancora più delicata di un addestramento. Per i nuovi sommozzatori sarà la prima volta che lavoreranno con l’elicottero; l’attività in acqua è impegnativa, ad essa va aggiunto lo stress dell’imbarco, gestione a bordo, aviolancio, recupero al verricello. In questi casi è bene che l’equipaggio dell’elicottero sia esperto, sia dal punto di vista del pilotaggio sia per i tecnici di bordo (verricellisti), i quali sono fondamentali per la buona riuscita delle manovre. 

In azione: sul campo, o meglio in acqua e sopra di essa.

Al Nucleo Elicotteri Bologna – Reparto Volo Regione Emilia Romagna – alle prime luci del mattino i portoni dell’hangar si aprono e Drago 147 (appellativo radio per l’AW139 in uso per l’attività odierna) viene trainato sulla piazzola antistante l’edificio sede del Nucleo, ormai pronto per il volo grazie al lavoro di controllo e verifica già fatto dagli specialisti. La cabina è stata equipaggiata con un apposito kit, realizzato su misura, atto a proteggere i sedili, il pianale della cabina e gli apparati di bordo dal contatto con l’acqua salata, cosa che sarebbe inevitabile volando su mare a bassissima quota e recuperando al verricello i sommozzatori.

L’affollata area di addestramento sul molo del porto ravennate

Ora è il momento del briefing, di particolare importanza per l’attività della giornata che si prospetta lunga ed impegnativa essendo finalizzata alla selezione, formazione e qualifica degli allievi sommozzatori ad operare dall’elicottero. In sede di briefing vengono prese in esame tutte le variabili dell’attività odierna, che sono molte perché l’elicottero è comunque in prontezza operativa, cioè pronto a rispondere ad una qualsiasi emergenza. Per lo stesso motivo si analizzano le previsioni meteo sia della zona della attività pianificata, lungo costa e sul mare, sia di tutta l’area di competenza nella quale si potrebbe essere chiamati ad intervenire, compresi i valichi montuosi dell’ Appennino. Poiché l’attività si protrarrà lungo tutto l’arco della giornata e si svolgerà a 25 minuti di volo dalla sede del Nucleo, su e da un molo dell’accesso navale al porto di Ravenna, occorrerà rifornire l’elicottero di carburante più volte, quindi l’autobotte in dotazione al Nucleo prenderà parte alle operazioni.

Poiché l’attività è di per se un addestramento per l’equipaggio diversi piloti e tecnici si alterneranno nella conduzione delle operazioni; si rende quindi necessario per tutti loro un briefing dettagliato sulle manovre, briefing che verrà ripetuto sul molo del porto alla presenza degli allievi sommozzatori e dei loro istruttori. La diga foranea del porto di Ravenna si protende nel mare per circa 2450 metri; un piccolo slargo a poche centinaia di metri dalla sua estremità è il luogo designato per l’atterraggio, ideale per immedesimarsi immediatamente nell’ambiente operativo e preludio delle successive attività sul mare.

Qui la scuola sommozzatori VVF ha posizionato due container contenenti le loro attrezzature, una ambulanza ed ha innalzato una torre metallica, denominata torre-salti, dotata di un predellino simile a quello di un elicottero collocato ad una altezza che riproduce la quota di lancio dall’elicottero; ciò consente agli allievi di provare “a secco” le manovre di lancio da farsi con l’elicottero, in tutta sicurezza prima di approcciare l’attività di volo. In mare sono già presenti alcuni gommoni ed una motobarca dei VV.F per fornire supporto alle operazioni e se necessario tempestivo soccorso.

L’imbarco dei sommozzatori seguito dall’occhio vigile degli istruttori e dell’equipaggio dell’elicottero

Il direttore didattico del corso sommozzatori, Massimo Becherucci, spiega: “abituiamo l’allievo ad essere sempre pronto ad agire con le dovute sicurezze, in qualsiasi tipo di attività di competenza dei sommozzatori: sopra l’acqua, sotto l’acqua, dall’aria. Insegniamo la ripetizione del gesto che deve essere automatico, ad avere sempre l’attrezzatura in ordine e nella stessa posizione. Il salvataggio di una persona in mare, di norma, avviene in condizioni critiche, sia ambientali che di tempo disponibile; il soccorso è sempre in emergenza, con un alto fattore di stress, quindi riproponiamo la stessa situazione a livello di corso. Oltre alla tecnica valutiamo anche il comportamento, perché sott’acqua farsi prendere dall’agitazione vuol dire aumentare la respirazione, andare in affanno, scendere nel panico e rischiare la vita; inoltre il soccorritore deve possedere la capacità di infondere sicurezza alla persona in pericolo. Una caratteristica del mestiere del sommozzatore è che, fortunatamente, non fai soccorso tutti i giorni, ma devi possedere una preparazione eccelsa e devi mantenerla per essere pronto nel momento del bisogno; occorre una forte motivazione personale.”

L’attività di volo odierna prevede due manovre differenti di soccorso in acqua da elicottero. Per entrambe le manovre le fasi di imbarco e sbarco dall’elicottero sono comuni: dove posizionarsi a terra per essere in vista dei piloti e del verricellista, l’avvicinamento e l’imbarco, effettuare la messa in sicurezza a bordo vincolandosi adeguatamente.

Manovra 1: tuffo dall’elicottero e recupero del pericolante in acqua tramite verricellata in doppia.
Vengono imbarcati due sommozzatori che verranno rilasciati a circa 20 metri uno dall’altro, il secondo dei quali funge da pericolante. Il pilota dell’elicottero è in comunicazione radio con il coordinatore operazioni sul molo, in modo tale da ottimizzare la quota di lancio, perché se bassa non ci sono problemi, ma se è troppo alta potrebbe essere rischiosa per i sommozzatori. Per l’attività odierna l’altezza concordata è di circa 5/6 metri dalla superficie, in operazioni reali l’altezza corretta è il minimo indispensabile per non farsi male, ed è variabile a seconda delle condizioni meteo e dello stato del mare, vale a dire dell’altezza delle onde.

Nel mentre si svolge l’attività dei VV.F il lento movimento del traffico mercantile continua imperterrito

Una volta che il pilota ha posizionato l’elicottero in hovering da l’OK per il lancio al tecnico verricellista. Ora inizia la fase gestuale in quanto i sommozzatori, ovviamente, non hanno comunicazione in cuffia. Il sommozzatore, che nel frattempo ha provveduto a calzare le pinne e la maschera, riceve il via dal tecnico con il classico pollice alzato; si posiziona seduto sul bordo portellone, piedi sul predellino, la mano sinistra afferra la maniglia. Acquisita la posizione il tecnico chiede l’Ok ed il sommozzatore conferma, a questo punto può svincolarsi. Il tecnico gli da tre pacche sulla spalla, da questo momento in poi è il sommozzatore a decidere quando mettersi in piedi sul predellino e buttarsi; la scelta è dettata dalla sua valutazione delle onde e dalle sue sensazioni. L’elicottero si sposta di pochi metri ed attende che il sommozzatore riemerga e dia il segnale di OK col braccio alzato, poi si sposta di venti metri e ripete l’operazione lanciando il secondo sommozzatore.

La verricellata di recupero della coppia sommozzatore e persona soccorsa (il secondo sommozzatore), avviene da una quota più alta rispetto a quello di lancio, questo per evitare che il flusso del rotore sposti la persona in acqua allontanandola dal sommozzatore; inoltre il vento, l’acqua nebulizzata, le onde create dal flusso sarebbero un aggravio delle già critiche condizioni del malcapitato. Quando il sommozzatore ha vincolato a se il pericolante con la braga chiama l’elicottero per il recupero con il verricello; il momento più difficoltoso è l’entrata in cabina, nonostante sia agevolata dalla notevole ampiezza della cabina così come dalla generosa apertura del portellone laterale dell’AW139; la dimensione delle pinne è notevole e costituiscono un intralcio ai movimenti, il tecnico agevola l’imbarco della persona soccorsa e di conseguenza del sommozzatore. Questa è una fase dove il lavoro in team è ancora più evidente. Ora il sommozzatore deve vincolare se stesso e la persona soccorsa, quindi rilascia il gancio del verricello. L’operazione termina con l’atterraggio e lo sbarco, per ricominciare immediatamente con un’altra coppia di sommozzatori.

A sinistra il Tecnico verricellista, al centro l’allievo che si prepara al verricellamento, l’istruttore e sullo sfondo il molo con la torre salti e lo slargo dove atterra l’elicottero

Manovra 2: soccorso a pericolante in frangente.
Una persona in difficoltà in acqua, in prossimità di scogli con mare agitato, oltre al possibile annegamento corre il rischio di essere sbattuta dal moto ondoso contro le rocce. Una situazione pericolosa anche per il soccorritore. In questo caso si attua una manovra apposita che procedo a descrivere.

L’elicottero, mantenendosi ad una quota di circa 20 metri, cala il sommozzatore con il verricello fino ad uno o due metri dall’acqua, ed a qualche metro di distanza dal pericolante. Da questa posizione, appeso al gancio, il sommozzatore lancia la sagola verso il pericolante con la massima precisione possibile. L’azione è difficoltosa, richiede concentrazione e non è ripetibile in breve tempo, quindi è necessario che venga eseguita al meglio al primo tentativo. Non appena il pericolante riesce ad aggrapparsi alla fune il sommozzatore inizia a recuperare la stessa, trascinando così verso di sé la persona. Nel contempo il tecnico cala in acqua il sommozzatore; le due azioni congiunte fanno sì che nel più breve tempo possibile il sommozzatore entra in contatto con il pericolante e lo assicura a se stesso con la braga, il tutto rimanendo sempre in sicurezza essendo vincolato al gancio. La coppia si trova però ancora in acque pericolose ed il pilota dell’elicottero effettua nel contempo una manovra delicata: lo spostamento traslato verso acque più tranquille; manovra che deve essere il più delicata possibile, con movimento di traslazione lento e senza strappi nella parte iniziale della stessa, i quali potrebbero danneggiare le articolazioni delle persone appese.

L’attività si ripete per un altro giorno con l’aggiunta di manovre di recupero di infortunato da imbarcazione. Ma la giornata non è finita. La sera, al rientro in base sull’aeroporto civile “Guglielmo Marconi”di Bologna dove ha sede il Nucleo, a seguito dell’attività sul mare occorre effettuare un meticoloso lavaggio totale dell’elicottero per asportare la salsedine. Seguono i controlli di rito al fine di lasciare la macchina in prontezza operativa.
Giornate intense, attività complesse ed impegnative per tutti, tanto per i sommozzatori così come per gli equipaggi di volo. Il tutto si è svolto sotto gli sguardi attenti degli istruttori e del coordinatore del Nucleo elicotteri; seguendo le loro indicazioni tutte le operazioni si sono svolte nella massima sicurezza salvaguardando l’incolumità di tutto il personale.

Non mancare di prendere visone, qui di seguito, della galleria fotografica.

Il personale del Servizio Sommozzatori partecipante all’esercitazione schierato sul molo, di fronte alla torre salti.

Nota
Nel mio libro Elicotteri al lavoro dedicai un capitolo alle attività di anti incendio boschivo, narrando ed illustrando anche il fondamentale contributo offerto dai Vigili del Fuoco alle attività di spegnimento, principalmente grazie alla imponente flotta di velivoli costituita dagli aerei anfibi Canadair, dagli elicotteri pesanti Erickson S-64F e dalla flotta di elicotteri dislocati presso i Nuclei Elicotteri regionali.

Nota
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Grazie per la lettura; il miglior augurio di sempre buona luce, in volo e nella vita!