L’ELISOCCORSO MODELLATO A MISURA DI TERRITORIO – IL NUCLEO ELICOTTERI della PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Sono molti gli aspetti che accomunano le oltre cinquanta basi di elisoccorso italiane: le singole regioni, ognuna costituita da una o più province a seconda della vastità del loro territorio, hanno il compito e l’onere di istituire un proprio servizio di elisoccorso; le professionalità aeronautiche mediche e tecniche, costituenti gli equipaggi di volo e soccorso, sono le stesse, ovviamente cambiano le persone ognuna con il loro bagaglio di esperienze; ogni base dispone di un elicottero la cui componente aeronautica, macchina ed equipaggio di condotta, è fornita da operatori privati; i modelli di elicottero comunemente utilizzati sono pochi; le dotazioni mediche sono simili, così’ come l’allestimento interno di ogni singolo modello di elicottero differisce di poco da un operatore all’altro.

In questo panorama omogeneo vi è una base che per alcune peculiarità proprie differisce da tutte le altre in modo evidente, ed è il Nucleo Elicotteri della Provincia Autonoma di Trento, che è posto alle dipendenze del ‘Servizio Antincendi e Protezione Civile’ provinciale e gestito dal ‘Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento’.

Provincia autonoma, elisoccorso autonomo.

Il territorio della Provincia di Trento è un ambiente complesso, un intreccio di vallate che si sviluppano in ogni direzione, da nord a sud, da est a ovest, disegnando una specie di gigantesco labirinto al cui centro si trova la città di Trento, capoluogo di Provincia, per raggiungere la quale, dovendosi muovere su strada su di un territorio così intricato, possono necessitare tempi lunghi nonostante una ottima rete stradale.

Fattore quest’ultimo, il tempo, di vitale importanza nell’eventualità di emergenze, grandi e piccole. Un problema ben presente agli amministratori locali, i quali già nel lontano 1958 intuirono l’enorme potenzialità offerta dall’elicottero, una macchina a quel tempo relativamente nuova, nell’abbattere i tempi in risposta ad una emergenza. Fu così che, grazie alla loro lungimiranza, quello stesso anno venne istituito il Nucleo Elicotteri di Trento (in seguito ridenominato Nucleo Elicotteri della Provincia Autonoma di Trento), equipaggiato dall’anno successivo con un Agusta-Bell 47J Ranger. A quella prima macchina, dalle prestazioni limitate, seguirono negli anni successivi nuovi modelli di elicottero più performanti, gli Aerospatiale Lama ed Alouette III, fino alla flotta attuale costituita da un Airbus Helicopters Dauphin, due  Airbus Ecureuil e due Leonardo AW139.

Dal punto di vista aeronautico il Nucleo è come una società di lavoro aereo privata, certificato da ENAC e come tale è organizzato con una propria direzione, uffici operazioni volo e safety, uffici amministrativi e segreteria, ufficio tecnico, la Continuing  Airworthiness Management Organisation (CAMO). Gli elicotteri sono di proprietà o in affitto, gestiti in modo autonomo: gli Ecureuil sono utilizzati principalmente per il lavoro aereo, in attività diurna, mentre il Dauphin è una specie di jolly pronto a sostituire uno dei due AW139 del servizio Hems quando uno di questi deve essere fermato per manutenzione.

Trento è l’unica base elisoccorso in Italia che prevede due macchine operative di giorno e una di notte. Gli equipaggi montano in servizio dalle ore 8.00 alle 20.00, o viceversa, e rispettano una turnazione di due giorni di lavoro e due di riposo. Quindi di giorno sono presenti in base due equipaggi di elisoccorso, più uno o due piloti  ed altrettanti tecnici per il lavoro aereo con gli Ecureuil, pronti anche a partire in caso di emergenze territoriali quali ad esempio frane, valanghe o incendi.

Grazie alle elevate prestazioni dei due elicotteri AW139 deputati al soccorso, sia in termini di velocità che di autonomia e capacità di carico, è possibile operare con entrambe le macchine dalla base di Trento (il Nucleo Elicotteri è ubicato alla estremità nord dell’aeroporto di Trento/Mattarello), portando a termine in tempi ristretti le missioni di soccorso anche nei punti più remoti della provincia.  Missioni che non di rado totalizzano i 18 / 20 interventi al giorno.
Un numero elevato di missioni, oltre 2500 all’anno, che sono conseguenza della già citata particolare conformazione del territorio, il quale, oltre ai 540.000 residenti della provincia, è frequentato in modo assiduo da turisti che affollano le località alpine e lacustri trentine, superando il milione e mezzo di presenze giornaliere. Un totale di oltre due milioni di persone in gran parte dedite ad attività sportive, talvolta estreme, sia in estate che in inverno. Queste le premesse alla base della creazione di un servizio di elisoccorso, e più in generale di un servizio di emergenza sanitaria sul territorio, capace di offrire una certezza di soccorso allo stato dell’arte in tempi brevi in ogni luogo e possibilmente ognitempo.

Gli equipaggi.
L’equipaggio di elisoccorso diurno è costituito da: pilota, tecnico verricellista (HHO – Helicopter Hoist Operator), medico, infermiere, tecnico elisoccorso (TE); di notte si aggiunge il secondo pilota. Una unità cinofila è presente in base nel periodo invernale.
Piloti e HHO sono abilitati su tutte le macchine del Nucleo ed utilizzano i visori notturni NVG; tutti gli equipaggi di elisoccorso sono altresì abilitati all’attività notturna, compresa la fase tre, cioè il verricellamento su terreno ostile. L’organico degli equipaggi di volo è costituito da quindici piloti, sedici HHO dei quali dieci sono anche tecnici che operano su elicotteri e due sono tecnici di sede, sei coadiutori di volo; questi ultimi forniscono assistenza alle operazioni di lavoro aereo e talvolta elisoccorso.

La componente medica è costituita da diciotto medici anestesisti-rianimatori e venti infermieri specializzati in area critica extraospedaliera, personale che copre i turni diurni e notturni, H24/365 giorni anno.
I TE sono diciotto, tutti appartenenti al CNSAS Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico. Inoltre sono disponibili nove cinofili, quindici sommozzatori, quindici saf.

Non me ne voglia il personale del Nucleo e quello del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco, ma vorrei includere nel personale che fa parte dell’organizzazione di soccorso anche i circa 6000 Vigili del Fuoco volontari che sono operativi in provincia di Trento, praticamente una loro stazione è presente in ogni centro abitato; equipaggiati con i mezzi più idonei per muoversi sul territorio essi offrono assistenza a terra all’elisoccorso, danno indicazioni dei posti dove è possibile atterrare, fanno sicurezza nella zona, trasportano i medici ed il TE sui luoghi dell’emergenza, ad esempio quando si tratta di raggiungere una civile abitazione all’interno dei paesi. Una presenza capillare, onnipresente e competente, unanimamente apprezzata dagli equipaggi elisoccorso.

Un ordinario pomeriggio di volo.

Ordinario si fa dire, lo è per il Nucleo di Trento, non così per tutte le basi elisoccorso.
Martedì pomeriggio 2-agosto, anche a Trento si patisce il caldo torrido e la siccità dell’estate 2022, tanto che nell’attesa delle chiamate di soccorso almeno uno dei due elicotteri AW139 viene ricoverato in hangar, in via precauzionale per la tutela degli impianti e degli equipaggiamenti di bordo.  Non che la sosta all’ombra sia prolungata, qui si vola e molto, tanto più nel periodo estivo che favorisce la frequentazione delle montagne da parte di innumerevoli turisti ed alpinisti.

Al mio ingresso in hangar, nel primo pomeriggio, l’AW139 I-TNDD è al suo interno, pronto per andare in volo. Approfittando della sosta due tecnici stanno effettuando delle ispezioni visive sulla macchina; il loro lavoro è fondamentale per la piena operatività del Nucleo e per la sicurezza del volo. I due Ecureuil sono in volo per le rispettive missioni di lavoro aereo loro assegnate, rispettivamente un ripristino ambientale ed il supporto alle Truppe Alpine per un lavoro di ricerca in alta quota, mentre il Dauphin è in manutenzione.

Il secondo AW139 preposto al soccorso, I-VLTN, sta decollando per un intervento primario a Canazei, estremità nord-est della Provincia di Trento, mi dicono in favore di un ragazzino che si è infortunato cadendo malamente dalla bicicletta. Il destino vuole che il medico a bordo di VLTN sia lo stesso che già soccorse il ragazzo lo scorso inverno sulle piste da sci.
Quindi, se tanto mi da tanto, alla prossima richiesta di soccorso dovrei andare in volo con TNDD; devo essere pronto perché il tempo di reazione alla chiamata è praticamente immediato, quindi indosso la mia imbragatura, sicurezza necessaria nel caso dovessi muovermi a bordo in volo a portelloni aperti, giubbetto alta visibilità, preparo le due macchine fotografiche settandole rispettivamente per gli scatti all’interno dell’elicottero ed all’esterno sulla scena dell’intervento.

La chiamata arriva, ma la situazione è complessa: una donna ha subito un infortunio ad un ginocchio, si trova presso il rifugio Mantova al Vioz, in alta Valle Pejo, quota 3535 metri; le condizioni meteo però sono marginali, nuvole e nebbia persistono nelle valli ed attorno al rifugio. Il Comandante analizza la situazione, verifica le previsioni meteo, contatta il gestore del rifugio, visiona le immagini della webcam del rifugio; al momento non è possibile andare, sporadiche aperture non consentono il volo in sicurezza, d’altro canto la paziente non è in pericolo, pur essendo impossibilitata a scendere a valle con le proprie gambe può attendere presso il rifugio senza alcuna conseguenza per la sua salute; il volo è solo rimandato.

Il fruscio della radio annuncia un altro soccorso; la Centrale Operativa sta coordinando un intervento su di un incidente stradale a Riva del Garda; l’equipaggio si predispone per il decollo che però viene annullato in quanto la missione passa “nelle mani” dell’equipaggio di VLTN poiché, avendo nel frattempo consegnato il ragazzino all’ospedale Santa Chiara di Trento, l’elicottero è già in volo e viene dirottato verso la nuova destinazione; in volo senza soluzione di continuità agli estremi del territorio provinciale, dal nord-est al sud-ovest.

A noi, o meglio a TNDD, viene assegnato un “secondario”, il trasporto di un paziente dall’ospedale di Cavalese a quello di Rovereto; la cosa mi stupisce, l’ospedale Santa Chiara di Trento sarebbe più vicino, ma mi viene spiegato che essendo una patologia curabile anche all’ospedale di Rovereto talvolta si preferisce decentrare i pazienti per non saturare i posti letto del principale ospedale della provincia, riservandoli così alla cura di patologie che possono essere trattate solo al Santa Chiara. Tre tratte, trentadue minuti di volo effettivi, ai quali si sommano i minuti per l’imbarco e sbarco del paziente presso gli ospedali.

Al rientro in base verifichiamo la situazione meteo al rifugio Mantova, leggermente migliore ma ancora non idonea. Nel frattempo anche VLTN sta rientrando, quindi, avendo a breve i due AW139 in base contemporaneamente e potendo così far fronte ad una eventuale nuova missione, si decide di effettuare un breve volo sul cielo campo con TNDD in favore di due specialisti sommozzatori dei Vigili del Fuoco, i quali necessitano di effettuare alcune verricellate, in calata e recupero, per il mantenimento della loro operatività ad operare con l’elicottero. Nel mentre un Ecureuil rientra e viene ricoverato in hangar, la sua giornata di lavoro è finita; non così per VLTN che va nuovamente in missione, non so per quale tipo di intervento, non ho avuto modo di ascoltare la radio.

Verso le ore 18.00 le condizioni meteo al rifugio Mantova sono finalmente favorevoli, non eccelse ma permissive con sicurezza.
Decolliamo, direzione nord-ovest, facendo rotta verso il Gruppo Ortles Cevedale all’interno del Parco dello Stelvio.  Pochi minuti di volo e sorvoliamo le Dolomiti di Brenta e siamo già sulla verticale di Madonna di Campiglio quando arriva una comunicazione dalla centrale operativa: “Primario”, donna che pare essere in stato di shock anafilattico su una strada secondaria in località Mostizzolo.
E’ una sindrome grave, che può portare anche alla morte, pertanto veniamo dirottati verso la nuova destinazione, per raggiungere la quale puntiamo verso nord, comunque non troppo lontano dalla nostra posizione attuale. Una fortuna per la signora in questione che fossimo in volo così vicini; ciò significa un po’ di pazienza ed attesa in più per la donna al rifugio Mantova, ma c’è chi sta molto peggio di lei.

Il pilota si coordina con i Vigili del Fuoco volontari già presenti sul posto per informazioni sul luogo esatto da raggiungere, che è in una valle stretta, occupata dal torrente Noce, dalla strada statale 42 e fittamente piantumata. In avvicinamento tutti i membri dell’equipaggio si prodigano nella ricerca del target e nell’individuare eventuali ostacoli al volo; concentrati, connessi via radio, sfruttano l’ampiezza e la fruibilità della cabina dell’AW139 che sono impareggiabili, a portelloni aperti su entrambi i lati la visuale è ottima e ben presto localizziamo i mezzi del Vigili del Fuoco ai quali chiediamo di fermare il traffico sulla strada statale, unico spazio, seppur ristretto, sul quale poter atterrare.  

Risaliamo velocemente una piccola strada secondaria in pendenza lungo la quale vi è la scena dell’emergenza: un’auto è ferma, portiera del guidatore aperta e una donna che, nell’evidente tentativo di scendere dall’auto, ha perso i sensi ed è ora riversa a terra incosciente.  Nel mentre i Vigili del Fuoco provvedono a proteggere la scena dagli sguardi dei curiosi il nostro team interviene rapidamente; dopo forse dieci minuti, difficile quantificare il tempo essendo impegnato a seguire l’azione,  il loro intervento è ripagato, la donna riprende i sensi, seppur confusa ed incapace di muoversi. Poiché da ora in poi saranno sufficienti le cure presso un ospedale locale viene fatta convergere sul posto un’ambulanza che prenderà in carico la paziente.

Sulla statale si sono formate due lunghe file di auto, qualche chilometro in entrambe le direzioni; per coloro che non avessero informazioni del perché dello stare tanto tempo fermi in coda ora è tutto chiaro: il nostro elicottero in decollo è inconfondibile, imponente nella sua livrea gialla e rossa brillante, ed è oggetto di riprese con i telefonini così come si addice ad una star.
Ora la nostra destinazione è, finalmente, il rifugio Mantova al Vioz che raggiungiamo tenendo d’occhio le nebbie e nuvole attorno a noi. Occorre essere il più rapidi possibili, le condizioni meteo già non ottimali possono cambiare velocemente in montagna, quindi si mantengono i rotori in moto e scendono solo il TE ed il medico che trasporteranno “ a braccia” la paziente dal rifugio all’elicottero. All’apertura del portello una ventata gelida pervade la cabina, la quota elevata ed il meteo si fanno sentire. Pochi minuti e decolliamo con la paziente che appare in buone condizioni, poco sofferente, dall’espressione del suo volto forse un po’ in ansia per l’esperienza di un volo e di una situazione inusuali. Destinazione l’ospedale di Cles, volo che ci regala anche la splendida vista del lago di Santa Giustina e del castello della cittadina.

Rilassarsi non è condizione contemplata in elisoccorso. Mentre si effettua lo sbarco della paziente sento in cuffia la centrale operativa che contatta il pilota: “non sappiamo se siete in condizioni di effettuare un terzo intervento, abbiamo un primario per arresto cardiaco a Cavalese, siete i più vicini”. Vicini si fa per dire, su strada sarebbe un’ora e mezza di percorrenza su è giù per le valli trentine. Il pilota verifica il carburante, il meteo e chiede ai sanitari se hanno ancora l’occorrente per il soccorso; verificato tutto ciò da il consenso alla centrale ed accetta la missione.

Volo di trasferimento a Cavalese dove, ancora una volta, i volontari dei Vigili del Fuoco ci aiutano a identificare velocemente la palazzina dove vi è la persona infartuata; un volo di ricognizione a 360° consente di localizzare un prato in forte pendenza di fronte alla palazzina dove il pilota ci farà scendere mantenendo l’elicottero in hovering; accovacciati a terra, a testa bassa, sotto l’occhio vigile del TE, attendiamo che l’elicottero si alzi per poi risalire velocemente il pendio e raggiungere il paziente.

L’intervento si protrae a lungo, occorre tempo per stabilizzare il paziente per poi posizionarlo su una barella e portarlo all’ambulanza. Quest’ultima per prima, ed io e il TE su un mezzo dei vigili del fuoco a seguire, raggiungiamo l’elicottero che nel frattempo si è posizionato sulla piazzola dell’ospedale di Cavalese. Segue la tratta verso l’ospedale Santa Chiara ed infine il breve salto verso la nostra base sull’aeroporto di Trento, dove atterriamo dopo due ore e venti minuti dal primo decollo, totalizzando tre missioni, sei voli e sopratutto due vite salvate oltre l’assistenza indispensabile alla terza persona.

Sono le ore 20,30, per TNDD la giornata è finita, mentre VLTN è pronto per il servizio notturno, il cambio turno degli equipaggi è già avvenuto. Anche il mio lavoro sarebbe terminato ma, come si suol dire, quando è ora di ballare si balla, o meglio si vola!
Quindi non rifiuto la possibilità di partecipare alla prima missione notturna, che sarà anche la mia ultima, che è un secondario, un paziente anziano che necessita di essere trasferito dall’ospedale di Tione a Trento poiché non è in condizioni di sopportare il viaggio in ambulanza.  Un volo di routine, anche se nessun volo è banale.

Meditando.
Il viaggio di ritorno a casa è il momento ideale per ripensare con calma al turbinio di vicende ed emozioni che ho vissuto in poche ore. Non è nel mio stile mitizzare ed enfatizzare oltre misura gli addetti ai lavori, non leggete nei miei scritti di eroi o angeli o quant’altro, ma alcune riflessioni è doveroso farle.
-Missione: vocabolo che in elisoccorso ben si addice  all’insieme delle azioni che concorrono a portare un singolo soccorso; direi però che, dopo quanto ho vissuto, la parola è ancora più calzante al significare le motivazioni con le quali il personale degli equipaggi approccia il soccorso, cioè come una missione e non come un semplice lavoro. Ciò che fa la differenza è unire alla propria professionalità anche il fattore umano, cioè quell’attenzione al paziente che è un valore aggiunto importante; comportamenti che ho apprezzato di persona, devo dire non solo qui a Trento ma diffusamente su tutte le basi elisoccorso.
-Lavorare in team: qui in Trentino, a bordo e a terra, una sola grande squadra. Ho raccontato dei vigili del fuoco volontari onnipresenti, dei membri dell’equipaggio elisoccorso che si aiutano e supportano a vicenda. L’essenza del lavoro in squadra: connessi, concentrati, collaborativi.
-Organizzazione e azione: flessibile, rapida, dinamica, professionale. Tutto ciò grazie alla sinergia delle competenze dei singoli componenti l’equipaggio unite  alle moderne macchine volanti, le quali hanno raggiunto livelli eccelsi in termini di prestazioni ed affidabilità.
-Consapevolezza: è lo stimolo che deriva dal sapere che il proprio lavoro, inteso come attività complessiva del Nucleo Elicotteri, è apprezzato e partecipato dalla popolazione trentina che ne va giustamente fiera.
Tutto ciò è il Nucleo Elicotteri Provincia Autonoma di Trento.

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